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La scatola delle scarpe col buco

attrezzatura

Thomas Bachler, “Photoshooting”. Ho posato per questo progetto fotografico, fatto veramente con una “scatola delle scarpe” col buco. E sì, è stato uno shooting, nel senso che il fotografo ha proprio sparato, sotto il mio occhio il segno del proiettile

Capita spesso che qualche grande fotografo intervistato dichiari che l’attrezzatura non è importante, che lui/lei è in grado di fare foto con qualunque apparecchiatura, anche una scatola delle scarpe col buco (trattasi della forma più elementare di camera stenopeica o pinhole) e mentre dice tutto questo accarezza la sua Hasselblad da 50.000 euro. E voi vi sentite comprensibilmente presi per il culo.

Diciamo che il problema è mal posto. Un fotografo scarso non è in grado di fare una foto interessante neanche con milioni di euro di attrezzatura. Un fotografo in gamba è in grado di fare una foto interessante più o meno in qualunque situazione e con qualunque mezzo. Nessun fotografo è in grado di fare una determinata fotografia senza l’attrezzatura adeguata.

Il primo punto è ovvio e dovrebbe rappresentare una battuta d’arresto nella corsa agli armamenti (qui, qui e qui tre articoli del blog sull’attrezzatura) e portare alla conclusione che investire in formazione tecnica e cultura fotografica ripaga più che spendere migliaia di euro in un corredo da professionisti. Il secondo caso è quello a cui si riferisce il fantomatico grande fotografo intervistato e qui cercheremo di capire in cosa si discosta dal terzo.
Supponiamo quindi di trovarci in un determinato luogo, che ci venga messa in mano una macchina fotografica piuttosto scarsa e che ci venga chiesto di fare una foto, qualunque foto, quello che vogliamo noi, purché interessante. Il modo per uscirne vivi è capire immediatamente i limiti nei quali può lavorare il trabiccolo a nostra disposizione, capire che difetti tenderanno a manifestarsi nell’immagine e di conseguenza iniziare a pensare che tipo di fotografia possiamo realizzare e se quelli che sono i limiti tecnici e le caratteristiche peculiari dell’apparecchio possono essere sfruttati a nostro favore. Se siamo in grado di fare rapidamente questa analisi (mica per niente ho detto che uno deve essere in gamba), abbiamo ristretto il campo di foto possibili e non perdiamo tempo a fare inutili tentativi fallimentari. A questo punto le possibilità possono essere veramente molto limitate, magari è come dover scrivere un racconto breve usando solo l’indicativo presente ed evitando tutte le parole che contengono la lettera “e”. E’ difficile, ma se uno è sufficientemente figo ce la può fare.
Dover fare una determinata fotografia, è invece quello che capita quando si lavora su incarico per un cliente. Una richiesta specifica, tipo realizzare uno still-life di un gioiello, non può essere soddisfatta se non si ha l’attrezzatura adeguata, che non significa “cara”, significa proprio l’attrezzatura giusta per fare quella determinata cosa. Se devo fotografare un anello ho bisogno di un obiettivo tipo un 100mm macro, altrimenti non ci riesco. Con un 100mm macro da 300 euro posso fare il lavoro, con un 24mm da 1200 euro non è proprio possibile; o per lo meno, riuscirei a fare una foto all’anello, magari anche interessante, ma non è il tipo di fotografia che si aspetta il cliente, che vuole uno still-life e non un eclettico parto della mia mente.  Dopodiché è anche serio che io abbia un 100mm macro da 1200 euro, in modo da garantire una qualità all’altezza di un lavoro professionale, ma è un’altra questione.
Per cui sì, anch’io ho un’attrezzatura che costa una paccata di soldi ma confermo che una buona foto si può fare anche con una scatoletta se non c’è nessun vincolo sul tipo di fotografia che dobbiamo realizzare. Io faccio anche foto con fotocamere disgraziate (dette anche toy-camera in un linguaggio più cool), perché oltre ad essere divertente è molto utile: per quanta attrezzatura possiamo avere, potremmo comunque volerne di più, per fare cose che con quello che abbiamo non sono possibili o risultano più complicate da realizzare. Allenarsi a fotografare con poco ci aiuta a sfruttare tutte le potenzialità di ciò di cui disponiamo e può salvarci la vita in molti casi.
Anche se siamo attrezzatissimi, non possiamo portarci sempre dietro tutto; penso al fotoamatore in vacanza o al professionista che va a fare un servizio presso il cliente. E se ad un certo punto c’è da fotografare qualcosa che non ci aspettavamo? Se non ci è stato detto che c’era  anche da fare qualcosa che non potevamo prevedere e non ci siamo portati quello che ci sarebbe servito?
Può essere l’elefante imbizzarrito che compare mentre stiamo visitando l’orto botanico dove noi eravamo andati a fare le macro ai fiorellini, oppure più probabilmente il cliente che ti dice “ah, e poi non te l’ho detto ma c’era da fotografare pure questo”, dove “questo” può essere veramente qualunque cosa, veramente. Anche un elefante imbizzarrito.
A volte non c’è soluzione, bisogna rinunciare e tornare un’altra volta, ma spesso ingegnandosi un po’ si può trovare una soluzione all’altezza delle aspettative.
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