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…da metterci la firma!

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Parliamo di un problema che affligge e confligge creatori ed utilizzatori di fotografie: la menzione del nome del fotografo. La questione è spinosa e complicata, perché abbiamo da una parte la legge e dall’altra le consuetudini delle persone e la percezione del mercato.
Farebbe piacere dire che la legge è chiara, ma purtroppo non lo è. Si tratta della legge  633 del 22 aprile 1941, poi modificata dal DPR 19/79 e, più recentemente, dal Dlgs 154/97 e poi dalla legge 248/2000.

Da un lato dice chiaramente che l’autore della foto va sempre citato, ma poi apre la porta al fatto che se la fotografia è una “fotografia semplice” (fotina del menga in termini meno tecnici) questo non è necessario. Diciamo che se uno vuole esser corretto e togliersi ogni problema, citando sempre e comunque il nome dell’autore non sbaglia, perché se si tratta di una fotina non è obbligatorio ma nemmeno vietato. Ci sono controindicazioni a citare l’autore di una fotina?

Qualcuna sì, per capirlo facciamo un  paio di esempi con cose a cui siamo più abituati.
A meno che non siate seguaci di Naomi Klein, probabilmente vi sentireste più fighi con un abito firmato oppure con una piccola produzione artigianale che magari non ha un logo noto ma voi potete dire che è proprio quello lì, all’angolo laggiù e che l’avete scelto con cura tra mille, piuttosto che con un generico “vestito” o “maglietta” di ignota provenienza.
Analogamente dareste più valore ad un vino con un’etichetta, che sia un grande nome o un piccola cantina, che indichi chiaramente il produttore che non ad un generico “barbera della casa” servito in caraffa.
Siamo abituati che se c’è qualcosa di valore si riesca sempre facilmente a risalire al suo creatore o ideatore, per cui anche la miglior etichetta, una volta stappata in cucina e messa in caraffa, diventa del triviale vino della casa. Per questo se non si mette il nome dell’autore si sta automaticamente svalutando qualunque foto a semplice fotina. Ovviamente vale anche il contrario, se apro un cartoccio di Tavernello davanti al cliente dopo aver mostrato l’etichetta rischio seriamente di scadere nel ridicolo come mettere tra i credits “Gino Babbone Ph.” ad una foto che sembra scattata dal mio gatto (o peggio perché se il mio gatto mi rubasse l’attrezzatura per fare delle foto, sarebbero almeno scattate con mezzi professionali).

Ma tornando a Gino Babbone Ph. iniziamo ad intravedere un motivo per cui un professionista alla fine non fa troppe storie se un cliente non mette il suo nome, anzi, magari va anche meglio così.
Gino Babbone Ph. che ha fatto la foto che il mio gatto la faceva meglio, non si sarà fatto pagare, perché in caso contrario prenderei subito il mio gatto come assistente incrementando notevolmente  il fatturato. Gino Babbone Ph. si è fatto pagare in visibilità, per cui è cruciale che tutti sappiano che la foto è sua e per questo insiste e ottiene che ci sia il suo nome ben in evidenza. Al contrario, qualcuno che si è fatto pagare, sarà anche l’unico che che permetterà al suo committente di non menzionarlo come autore, perché in fondo il suo compenso l’ha già avuto (anche se comunque rinunciare al diritto di essere menzionati andrebbe messo nel contratto e implicherebbe un compenso extra, ma sorvoliamo). Quindi paradossalmente, non essere menzionato diventa segno di professionalità perché significa che sei stato pagato per il tuo lavoro, cosa che dovrebbe essere ovvia, ma ahimè c’è troppa gente che pensa che la visibilità serva a pagarsi l’affitto o ad aprirsi chissà quali prospettive e opportunità, mentre invece porta principalmente altro lavoro, da fare sempre ovviamente gratis.

Ma mettiamo invece che ci abbiano pagati, che abbiamo barattato le foto con qualcos’altro (non la visibilità, l’ho già detto?), o che noi abbiamo fatto una foto per nostro piacere e poi ci è stato chiesto il permesso di usarla, e che giustamente vogliano metterei credits, citandoci; come si deve fare?
Innanzitutto i credits sono una cosa il copyright è un’altra. Non voglio entrare nei dettagli ma indicativamente “© Gianfranza Bidoncini” significa “non provare nemmeno ad usare questa foto senza aver chiesto il permesso a Gianfranza Bidoncini e averle corrisposto un giusto compenso!”, mentre “fotografia di Gianfranza Bidoncini” significa “se ti stai chiedendo chi ha fatto questa bella foto sappi che è Gianfranza Bidoncini”. Soprattutto “Gianfranza Bidoncini” e non “Gianfranza Bidoncini Ph”, che Ph va bene scritto sul sapone con cui ci si fa il bidè.
Secondariamente, sarebbe meglio se i credits fossero a corredo della foto e non sovraimpressi; se viene pubblicata su un social network per esempio si possono mettere nella descrizione della foto. Ovviamente non sempre è possibile perché se già l’attenzione di chi legge un post non va oltre le poche righe, serve a poco menzionare il fotografo al fondo dove ormai non legge più nessuno; d’altro canto menzionarlo prima toglie spazio al quello che è il messaggio che voleva convogliare chi ha utilizzato la nostra foto, che comprensibilmente è veicolare i propri messaggi e fare pubblicità per sé, non certo per noi.

Dopodiché una volta che la foto è nelle mani del cliente può succedere di tutto: che non vi menzionino nemmeno sotto tortura, che mettano sulla vostra foto un copiright scritto con dei font improbabili magari sbagliando il vostro nome, che ci appiccichino sopra il vostro logo che hanno scaricato da internet ad una risoluzione inadeguata, che scambino i vostri credits con quelli della foto di fianco e così via.
Ma in quanto clienti paganti voi vi starete bevendo una bottiglia comprata coi loro soldi e tutto questo bailamme dei credits e del copyright sarà soltanto una eco lontana.

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