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Ma non vorremmo delle foto in posa…

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Non avere delle foto in posa sembra la preoccupazione maggiore, ancora prima del cruccio di avere foto mosse, sfocate, mal inquadrate, mal esposte o semplicemente senza alcun senso. 
Ovviamente non è così: nessuno va dal fotografo a chiedere “per favore, non mi faccia delle foto mosse” perché si dà per scontato, a torto o a ragione, che sarà in grado di soddisfare questo requisito minimo. Ma il cliente non vuole quasi mai essere messo in posa,  chiede una foto “spontanea”. 
foto da awkwardfamilyphotos

Quello che ho capito col tempo è che il risultato che la gente teme sia qualcosa di simile all’immagine qui a destra. Quindi “in posa” diventa sinonimo di “ingessato” o di “orrenda pantomima”. Bisogna prenderne atto e far capire che lasciarsi mettere in posa dal fotografo assicurerà invece di venir bene in foto: belli, naturali e credibili, anche se si è convinti di non essere per nulla fotogenici.

Prima di incominciare con gli esempi è necessario un distinguo.
Un conto è se le foto vengono fatte in un contesto in cui sta effettivamente succedendo qualcosa, tipo una festa, una cerimonia, una manifestazione, uno spettacolo. 
In questo caso l’approccio in stile reportage è sicuramente il più adeguato per la maggior parte delle immagini che si desidera scattare. 
UCP presso
il Contesto Alimentare
Ci si deve calare nell’atmosfera dell’evento e cogliere i momenti, i gesti e le espressioni che raccontino al meglio cosa sta succedendo (foto a sinistra). Per quanto si possa essere bravi ed efficienti nel farlo, spesso non si riesce ad ottenere una copertura totale della situazione: potremmo non essere riusciti ad ottenere una buona foto (o un numero sufficiente di buone foto) degli ospiti più importanti o di quelli più timidi che non si sono lanciati al centro della scena.
In questo caso non c’è altra alternativa che andare dai soggetti mancanti e dire esplicitamente che li si vuole fotografare. 

La situazione più semplice è quella in cui i soggetti siano abbastanza estroversi o abituati ad essere al centro della scena: in questo caso è semplice ricreare ad

Marco e Francesco di Cocina Clandestina
presso la Libreria Trebisonda
hoc un’immagine credibile, divertente che funzioni perfettamente con tutto il resto del reportage (nella foto qui a destra i due timidoni di Cocina Clandestina). Ovviamente non sempre il contesto o il soggetto lo permettono; per questo bisogna essere pronti, una volta dichiarato l’intento di voler fare una foto, a rispondere alla domanda “cosa devo fare”, che immancabilmente vi verrà rivolta dal vostro modello. Questo, piaccia o no, significa che si deve metterlo in posa.  Bisogna anche tener conto che se non si è riusciti a fotografarlo finora, a volte c’è un motivo: teme di non venire bene in foto, è timido, non ama essere al centro dell’attenzione. Per questo bisogna pensare a qualcosa di semplice, rapido, che funzioni e che non richieda troppo sforzo da parte del soggetto.  

 Inaugurazione
Dario Cavallo Pellicce
Una buona idea è creare una situazione interessante di per sé, dove il soggetto non debba fare nulla di particolare, se non seguire indicazioni semplici quali mettersi un po’ di profilo, sollevare il mento, inclinare la testa, appoggiare una mano sul muro o sulla gamba. 
Nella foto qui a sinistra ho sfruttato la parete di specchi di questa splendida location per creare un’immagine interessante senza che i due soggetti dovessero fare nulla di particolare: stare seduti e guardare nella direzione da me indicata. 
UCP presso il Contesto Alimentare
(Matteo Baronetto A.K.A. l’ospite importante)
Nella foto qui a destra ho invece sfruttato la cornice naturale data dalla prospettiva del corridoio e il gioco di luci creato dalla porta della cucina aperta. I due soggetti si trovavano già lì. Ho semplicemente chiesto di girarsi l’uno verso l’altro per creare connessione e di appoggiare una mano sul muro per creare un po’ di dinamismo; immaginate infatti che tengano entrambi le braccia lungo i fianchi… sarebbe un disastro! Non credo di averci messo più di 15 secondi da quando ho detto loro che li avrei fotografati a quando ho fatto l’ultimo click. Il segreto sta nell’essersi accorti prima che quello era un buon posto, sapere esattamente che luce ci sarebbe stata (bisogna misurare prima ogni angolo della location) e pensare a quali indicazioni dare prima di palesarsi dietro l’obiettivo.
Nel prossimo post parleremo di come far posare in studio.     

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