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Se non ti fotografo muori prima

photography

(Foto di copertina diBrassaï. Oggi pubblicare questa foto sarebbe illegale, ma io  non so cosa darei per essere fotografata così da un Brassaï)

Capita spesso di imbattersi in cartelli che vietano di fotografare le cose più insospettabili, tipo le arance su un banco al mercato o che qualcuno si incazzi perché hai fotografato un gatto su uno scalino e o il gatto o lo scalino o entrambi erano suoi e tu dovevi chiedere il permesso.

Francamente a me la cosa tocca sempre di meno, perché ho trovato un buon metodo per superare questo tipo di problemi: fotografare solo la roba di chi mi paga per fotografarla, fotografare solo chi mi paga per essere fotografato. Si chiama fotografia professionale, ma è praticata da una percentuale minima di chi è appassionato di fotografia. L’indubbio vantaggio è che ci guadagni e che nessuno si lamenta se fotografi le sue cose, lo svantaggio è che nel tempo libero a volte ti va comunque di fotografare cosa ti ispira, unendoti così alla grande famiglia di appassionati che vagano per il mondo con la reflex al collo o lo smartphone in mano.

E perché mai non dovremmo fotografare cosa ci pare?

Per nessun motivo, tranne pochissime eccezioni possiamo veramente fotografare cosa ci garba.
Un elenco di cosa non si può fotografare lo trovate qui (brevemente: caserme, aeroporti, alcuni edifici di interesse culturale, aree private a cui accediamo visivamente con l’inganno). Per il resto si può fotografare tutto, anche le persone. Altra cosa è pubblicare le foto fatte; in particolare se raffigurano delle persone è praticamente impossibile senza la loro autorizzazione, salvo casi rari che trovate elencati qui. Comunque fotografare non implica pubblicare, per cui non è lecito impedirci di fotografare soltanto perché poi potremmo pubblicare la foto senza autorizzazione del soggetto.
E’ come se in un negozio mi impedissero di provarmi un vestito perché averlo tra le mani è il primo passo per poterlo rubare.

La norma che sostanzialmente non ci permette di pubblicare foto che raffigurino persone, a mio avviso è travisata in maniera estremamente restrittiva e sta di fatto uccidendo la street photography. A me piace fare street, ne farei anche, ma poi dovrei tenermi le foto nell’hard disk, non potrei farci una mostra, metterle sulla mia pagina web, su facebook, niente di niente. E’ vero che molti se ne fregano e lo fanno lo stesso, ma trattandosi di fotoamatori il peggio che può verosimilmente capitare è che gli si chieda di rimuovere la foto. Se sei un professionista hai per prima cosa più visibilità (e quindi più probabilità che i soggetti ti becchino) e poi visto che in maniera diretta o indiretta da quelle foto ci guadagni, ecco che è più probabile che parta la causa con richiesta di risarcimento.
Per essere un autore che vive fotografia e correre questi rischi devi essere veramente determinato (per carità c’è chi fa il reporter di guerra, che sarà mai rischiare una causa in tribunale) specialmente se sei alle prime armi e non hai le spalle coperte. Io grazie, preferisco lasciar stare.
In questo modo ci stiamo perdendo tantissimi racconti d’autore del nostro tempo. Molte persone con la paranoia di non farsi fotografare rinunciano al biglietto della lotteria per l’immortalità che dona l’avere una foto che ti raffigura appesa in un museo o anche solo in una collezione privata. Una fotografia vi allunga la vita, anziché sbuffare e giravi dall’altra parte rovinando tutto, interpretate bene il vostro personaggio, magari la storia dell’arte vi premierà.
Chi invece non permette di fotografare le proprie cose, la propria merce o il proprio locale, non ha veramente nessun diritto a farlo e si sta anche dando la zappa sui piedi. Oggi che la fotografia viene condivisa come non mai sui social network, ogni foto che porti correttamente nei tag e nella geolocalizzazione il nome del negozio, del locale, del brand, è tutta pubblicità gratuita. Perché invece di ringhiare al fotografo non gli si sporge un biglietto da visita dicendo per favore di segnalare la foto dove è stata fatta? Perché non ci si crea un proprio hashtag, la geolocalizzazione della propria attività e non si mette in bella mostra un adesivo o un cartello che inviti a fotografare tutto quello che si vuole ringraziando anticipatamente per taggarlo correttamente?
Ignoranza e scarsa nozione del cosmo.
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