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La vera bellezza in fotografia è come la vera ricchezza costruita accumulando banconote da 30 euro

anoressia
Capisco che il titolo sia un po’ criptico, ma è di questi giorni la notizia che un’emendamento della Camera dei Deputati francese, introduce l’obbligo di apporre alla foto un bollino che indichi il photoshoppamento qualora il corpo della modella sia stato ritoccato.
Non ho la minima idea se questo possa essere utile a combattere problemi legati alla non accettazione del proprio corpo da parte di molte donne, anche giovanissime.
C’è da dire che se lo scopo è questo, come già fa notare Michele Smargiassi nel suo blog, Photoshop è veramente l’ultimo anello di una lunga catena. Se un fotografo sa quello che sta facendo, tra illuminazione, posa, scelta della lente e del punto di vista ti può togliere tranquillamente dieci anni e dieci chili, nonché aumentarti del 45% il coefficiente di figanza (che non so come si misura, ma se da uno a cento sei figo cinquanta, fotografato bene diventi figo settantadue virgola cinque, fate il conto).
Certo, con Photoshop ti posso togliere vent’anni e venti chili, ma poi chi ti riconosce più?
Se si riduce di venti e venti un personaggio famoso è evidente che la foto è ritoccata, anche senza il bollino, se non è famoso basterebbe scegliere qualcuno con vent’anni e venti chili di meno, che cercando bene si trova sempre, e il gioco è fatto!
Ma oggi non vi parlerò di come posso rendervi più fighi, ma di come potrei farvi fare più schifo di come vi sentite la mattina appena svegli con la faccia ancora da lavare e indosso quel pigiama che è un po’ così ma in fondo è tanto caldo e comodo.
Perché si parla di menzogna quando nelle foto vi fanno vedere la bellezza secondo i canoni correnti, ma mai quando cercano di fregarvi con la “Real Beauty”che ho messo come immagine di copertina, piuttosto vecchia ma riproposta contestualmente alla notizia del decreto francese.
Il primo impatto è quello di un assembramento di cesse, quando invece si tratta di donne normalissime, anzi, direi sopra la media (se il mio “sopra la media” vi sembra esagerato, tenete conto che si è donne anche oltre i cento anni e che dopo una certa età la pelle inizia a cedere).
L’effetto cesse, non si crea soltanto per contrapposizione alle foto con modelle in biancheria intima che siamo abituati a vedere, ma è voluto, pianificato e perseguito, dal concept alla realizzazione dello scatto.
Salta subito all’occhio la scelta di questi completi intimi bianchi e punitivi. Lo so che non andiamo in giro in guepierre, ma al mare, dove ci facciamo vedere in due pezzi, abbiamo addosso della roba così sfigata? Magari non sexy, ma colorata, carina, che veste bene e valorizza.
Dopodiché sono state violate sistematicamente tutte le regole elementari su come far posare e non può essere un caso. Per valorizzare il corpo di una donna normopeso o in lieve sovrappeso (come nella foto della Dove) bisogna fare attenzione a tre o quattro cose.
Solitamente si vuole assottigliare il giro vita e valorizzare seno e fianchi.
Posando frontalmente visualizziamo vita e fianchi in tutta la loro larghezza, facendo scomparire il seno. Posando di profilo mettiamo in evidenza il seno ma ahimè anche la panza e se ve ne è in eccesso pure il culone, facendo invece scomparire le curve dei fianchi.
Mettersi di tre quarti è la scelta ottimale: si riducono la larghezza percepita dei fianchi e del girovita grazie alla prospettiva, compaiono senza dirompere seno e sedere. Come noterete solo due ragazze su undici sono di tre quarti (la terza da sinistra e la seconda da destra).
Sempre per assottigliare il girovita e valorizzare i fianchi, non si tiene mai il peso al centro, ma lo si sposta su una gamba: la più vicina al fotografo se vogliamo enfatizzare la formosità, quella più lontana se la vogliamo ridurre (che sarebbe il nostro caso). Solo la seconda  ragazza da destra fa così,  la quarta da destra e la terza da sinistra sembrano fare il contrario, le altre hanno il peso al centro.
Sempre per rendere il corpo più slanciato non si tengono mai spalle e bacino sullo stesso asse: o ci si torce, ruotando le spalle rispetto al bacino, o sfruttando il fatto che l’appoggio non sia equamente distribuito sulle gambe, si solleva il fianco della gamba d’appoggio, inclinando il bacino rispetto all’orizzontale. Hanno una lievissima torsione soltanto la quinta ragazza da sinistra e la terza da destra.
Infine si posa pancia in dentro e petto in fuori, possibilmente sporgendosi verso il fotografo, che se c’è qualcosa di cui nessuno si lamenta mai, né portatrici, né osservatori, sono le tette grosse. Guardate come sono messe invece la prima e la seconda ragazza da sinistra e la quarta e la quinta da destra. Se ci si butta indietro bisogna compensare sollevando il fianco, preferibilmente quello verso il fotografo, solo così si tiene la pancia in dentro (ovvero il contrario di cosa fa la seconda ragazza da destra).
Se passiamo alla posizione delle gambe vediamo subito come anche qui vada tutto per il peggio.
Innanzitutto stare scalze non aiuta: un sandalo bianco da spiaggia con sette o nove centimetri di tacco avrebbe già significato una discreta svolta. Ma restando sullo scalzo bisogna evitare assolutamente di avere entrambi i piedi piantati per terra, altrimenti l’effetto del polpaccio da terzino è dietro l’angolo. Cinque ragazze su undici accennano ad alzare un piede, ma soltanto in due è visibile. Anche nell’alzare il piede ci vuole però un po’ di sensatezza: se lo scopo è snellire le gambe, la punta del piede sollevato va posizionata vicino al tallone del piede d’appoggio, cosa che solo la seconda e la sesta ragazza da destra fanno. La prima da sinistra, lasciamo perdere.
Infine le ginocchia: vanno avvicinate perché sono il punto che riusciamo più facilmente a rendere sottile per evitare l’effetto bidone, oltre al fatto che una figura che si stringe verso il basso enfatizza le curve dei fianchi. Per capirci, la posa “mi scappa la pipì” funziona. Lo fa solo la ragazza al centro, quella immediatamente a sinistra addirittura ha le gambe divaricate.
Ciliegina sulla torta, una luce piatta che non crea nessun chiaroscuro e rende il tutto il più massiccio possibile.
In sostanza, le ragazze della Dove non sono una bellezza al naturale, sono una sciatteria costruita a tavolino. Bastava fotografarle diversamente, senza mettere mano al Photoshop. Non dico che avremmo raggiunto il livello della foto qui sotto ma sarebbe andata decisamente meglio.
Non concentratevi solo sul fatto che sono belle come poche, guardate la posa. Lo so, è faticoso, ma provateci!
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