Il ritratto fotografico: perché oggi è più che mai attuale.
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Il ritratto fotografico

Come funziona uno studio fotografico

Cos’è un ritratto fotografico

Per non sbagliare, iniziamo cercando “ritratto” e “fotografico” su un dizionario.

ritratto [ri-tràt-to] (part. pass. di ritràrre)
s.m.  Opera d’arte figurativa che riproduce in parte o interamente la figura umana. (Fonte: Dizionario Hoepli)

fotografico [fo-to-grà-fi-co] agg. (pl. m. -ci; f. -ca, pl. -che)
Concernente la fotografia: studio, apparecchio f. Che è ottenuto per mezzo della fotografia: riproduzione fotografica di un oggetto (Fonte: Dizionario Hoepli)

Ne deduciamo che per eseguire un ritratto fotografico ci vogliano una figura umana, di solito gentilmente offerta dal soggetto e il mezzo fotografico, che è buona norma e senso affidare ad un fotografo.

Perché fotografico?

Supponiamo di volere un ritratto, perché dovremmo volerlo fotografico e non un ritratto pittorico o un mezzo busto in marmo?

Quando inizia a diffondersi la tecnica fotografica, dipinti e sculture erano appannaggio solamente dei più ricchi, benché ambiti anche dalle classi emergenti. La fotografia offriva un’alternativa più economica e ampliava il mercato della ritrattistica, permettendo di accedervi anche a chi non avrebbe potuto permettersi un dipinto.

Oggi non è più così. Da quando la fotografia è entrata a pieno titolo tra le arti, il fotografo non è più considerato un semplice tecnico, ma se la gioca alla pari con pittori e scultori.
Inoltre, esporre un proprio ritratto ad olio in casa, ad eccezione forse di qualche coatto incallito, non è più uno status symbol. Anzi, spesso chi incarica un ritratto fotografico lo custodisce in un’apposita portfolio-box.

Di conseguenza il divario tra le tariffe di un pittore o di un fotografo ritrattisti (lasciamo da parte gli scultori perché chi desidera un proprio busto in marmo appartiene ad una nicchia di mercato) non è tale da essere la discriminante per l’una o per l’altra scelta.
I prezzi restano estremamente variabili, perché dipendono dalle capacità dell’esecutore e dal piazzamento sul mercato. Ma non si dà più il caso che qualcuno ripieghi su un ritratto fotografico perché non può permettersi un ritratto pittorico.

Una questione di linguaggio

Da quando la fotografia ha preso la sua strada abbandonando il pittorialismo, pittura e fotografia hanno ognuna preso la sua strada e sviluppato linguaggi che sono evoluti e variati nel corso dei decenni.

Pertanto la prima cosa di cui bisognerebbe essere consapevoli è lo stato dell’arte per quanto riguarda il ritratto fotografico e il ritratto pittorico. Che linguaggi usano gli artisti contemporanei, o per lo meno moderni?
Perché a questo punto della storia, che il mezzo sia fotografico o pittorico non ha più molta importanza, quello che importa è il modo in cui vorremmo essere ritratti. Questo ci fa scegliere l’artista e di conseguenza il mezzo.

Probabilmente non avremo budget per rivolgerci ad un artista quotato dalle gallerie e dai critici d’arte, ci dovremmo accontentare della fiammella artistica di un onesto artigiano della fotografia o della pittura.
L’importante a questo stadio è aver acquisito una certa consapevolezza di cosa è al passo coi tempi e cosa è del manierismo, spesso standardizzato.

Perché ritratto?

Sembra banale. Ritratto perché voglio un ritratto e non uno still-life di frutta esotica.

Tornando al dizionario, il ritratto deve necessariamente riprodurre la figura umana nelle sue fattezze, in questo caso la vostra. Se ci fermiamo qui, potremmo innegabilmente dire che anche una foto tessera è un ritratto. O la foto che ci ha fatto un parente o un amico in cui ci piacciamo e siamo venuti particolarmente bene.

In entrambi questi esempi manca un ingrediente fondamentale: l’intenzionalità del fotografo.

Nel secondo esempio, che siate venuti bene è dovuto al caso, o al fatto che siete particolarmente fotogenici, o che abbiate la tendenza a piacervi in foto.
Tuttavia, se vogliamo parlare sul serio di ritratto, non basta “essere venuti bene” o piacersi, anche se ci si è rivolti ad uno studio fotografico. Si tratta di una foto riuscita, eseguita professionalmente, ma per parlare di ritratto manca qualcosa.

Una questione di intenzione e coinvolgimento

Il fotografo che non è solo un tecnico (ritorniamo alla fiammella artistica di cui parlavamo prima) non si limiterà a posizionare correttamente le luci e farvi posare in modo efficace.
Si chiederà il perché di quella foto. Un perché più profondo della semplice evidenza che lo state pagando per farvi un ritratto. Questa è solo una delle premesse possibili. Ogni scelta che farà sul set, per ogni indicazione che vi darà sarà la sua risposta ad un perché. Lo chiederà anche a voi, in maniera più o meno diretta, perché siete lì, nel suo studio a farvi fotografare. Non siete obbligati a dargli una risposta, magari rientrano anche vostre questioni private. Ma dovete pensarci e ricordarvi sul set il perché siete davanti ad un obiettivo in quel momento

Se non lo sapete e non riuscite a scoprirlo neanche dialogando col fotografo, forse il servizio di ritratto non è quello che fa per voi. Avete fatto diciotto, venticinque, cinquanta, novant’anni e volete semplicemente una foto ricordo del vostro aspetto? Ci sono altri servizi più adeguati.

Un ritratto è un gioco a due: un attore e un regista. È un percorso di tentativi, di fiducia reciproca, di costruzione e di collaborazione. Soprattutto è un percorso umano, che di solito arricchisce entrambe le parti.
Parlo di gioco perché stiamo creando una rappresentazione possibile del soggetto. Cercando una sinergia tra come lo vede il fotografo e quello che il soggetto vuole mostrare di sé.

Quindi, perché un ritratto fotografico?

Un lavoro come ho appena descritto non si può fare che in presenza del soggetto.
La maggior parte dei pittori che offrono il ritratto tra i loro servizi, non lo eseguono dal vivo ma vi chiedono una foto in cui vi piacete. Quindi torniamo indietro alla foto che vi è stata fatta senza intenzione, tramutata in dipinto attraverso una tecnica pittorica. Non è un ritratto secondo gli standard del paragrafo precedente.

Un pittore che voglia realizzare veramente il ritratto di una persona, impiega necessariamente più tempo rispetto al fotografo. Questo semplicemente perché la “presa” fotografica è più rapida anche solo di un bozzetto a matita.
Moltiplicate per tutti gli studi (o più prosaicamente “tentativi”) che portano al risultato finale e il conto è presto fatto.
Il tempo è denaro ed è uno degli ingredienti del costo del prodotto finito. Inoltre, nella percezione della gente comune, la pittura è ancora qualcosa di più “artistico” della fotografia, per cui il pittore può permettersi di essere più esoso del fotografo.

Al di là dei prezzi, decidere di farsi fare un ritratto (senza l’obbligo di esporlo in salotto) è un’esperienza che appartiene all’ambito culturale e valoriale.

Culturale perché è l’equivalente di andare ad una mostra, leggere un libro, andare teatro o al cinema. Uno sceglie in base ai propri interessi e alla qualità della proposta. Non pensa che più ha pagato caro il biglietto di ingresso, più sarà rispettato dagli amici.
Valoriale, perché è una scelta che ci dice chi siamo. Se, per esempio, ci sta a cuore la salvaguardia del pianeta, i diritti dei lavoratori, il benessere degli animali e via discorrendo, i nostri acquisti cercheranno di essere innanzitutto rispettosi di questi valori, il prezzo diventa una variabile secondaria.

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