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Hai già pensato alla foto da mettere sulla tomba?

halloween
“La cosa più importante che ho imparato su Trafalmadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno.[…] È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.
Quando un trafalmadoriano vede un cadavere, l’unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti. Oggi anch’io, quando sento dire che è morto qualcuno, alzo le spalle e dico ciò che i trafalmadoriani dicono dei morti, e cioè: ‘Così va la vita’ ”
 (Kurt Vonnegut, Mattatoio N°5)

 

Inizio il post con queste citazioni perché si avvicina Ognissanti ed iniziamo ad interrogarci sulla vita e sulla morte, trascurando aspetti importanti quali la fotografia che avremo sulla tomba, immagine con la quale ci conosceranno i parenti dei nostri vicini di tomba e tutti quelli che amano andar per cimiteri, dalle pie donne ai satanisti.

 

una foto con cui iniziate a farvi rispettare già da vivi
grazie ad Alessandra (antropologa viva) e a Lina (reperto di fine ‘600)  

E’ prassi comune mettere sulla tomba del caro estinto una fotografia recente, tant’è che se vediamo la foto di una persona giovane pensiamo subito che questa sia morta giovane, realtà spesso confermata dalle date dell’iscrizione. Se per un momento abbracciamo la visione Trafalmadoriana dell’esistenza e guardiamo il nostro spazio-tempo in maniera più distaccata, ci rendiamo conto che la vita assomiglia più ad un libro fotografico che ad una singola immagine. Qual è il nostro vero volto? Quello con cui ci ha colto la grande consolatrice? Quello con cui abbiamo passato più anni della nostra vita? Quello che abbiamo mostrato nei momenti più felici? 
Onestamente le nostre usanze in fatto di fotografia cimiteriale non mi convincono. E’ vero che probabilmente sulla Terra si è sempre fatto così, come testimoniano i Ritratti del Fayyum (grazie Ale), ma io abbraccio la prospettiva di Trafalmadore.
In fondo, quando la gente vuole un ingrandimento di una foto delle proprie vacanze non mi porta mai uno scatto in aeroporto dove mesti e scasciati si avviano verso il primo lunedì lavorativo, o dove si stanno frollando in macchina in una coda interminabile da rientro. Normalmente scelgono uno dei momenti più belli e significativi della loro estate.
Perché invece per ricordare la nostra vita viene usata un’immagine in cui siamo già prossimi al capolinea?

La cosa era andata decisamente fuori controllo durante l’epoca Vittoriana, alla quale sembra risalgano le prime foro post mortem: farsi ritrarre era molto costoso, pochi se lo potevano permettere, l’aspettativa di vita era molto bassa, e spesso si tiravano le cuoia prima di essere passati per uno studio fotografico. Allora si provvedeva in seguito come si poteva, spesso dipingendo gli occhi aperti sulle palpebre del defunto (ecco, poi non ditemi di Photoshop).
Credo che a breve avremo le cornici digitali sulle tombe con tanto di slideshow in dissolvenza su cui passeranno i momenti salienti della nostra esistenza, per cui il mio problema sulla foto che meglio rappresenta la nostra vita diventerà decisamente ozioso. Resterà il problema delle foto brutte, piaga che affligge la moderna umanità. Se poi i vostri vicini di tomba vi mancheranno di rispetto perché siete stati ritratti in modo abominevole, non dite che non vi avevo avvertiti.

 
Edit: in questi giorni l’argomento “foto sulla tomba” è caldo, quindi vi segnalo questo articolo sui trend fotografici al cimitero di Cagliari e relative delibere comunali sul decoro http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/28/news/cimitero-cagliari-foto-morti-in-costume-da-bagno-vietate-dal-comune-1.12346581?ref=fbfns&refresh_ce

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