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le persone perfettamente normali

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Avrete sicuramente sentito parlare di Kristina Pimenova, la “bambina più bella del mondo”, della sua precocissima carriera da supermodella e di tutti i dibattiti e le polemiche che vi ruotano attorno su molti temi, dal lavoro minorile, alla precoce sessualizzazione, fino al voyeurismo malsano.
Ma non voglio parlare di questi aspetti, il suo mi serve solo come esempio eclatante di rappresentazione standardizzata di una persona, completamente disconnessa dalla persona stessa. Questa foto non sarebbe niente di che, è una foto appunto “standard” che vediamo declinata ogni giorno con piccole variazioni su tutte le riviste di moda; fosse una donna di vent’anni non ci sarebbe nulla di fuori posto, ma Kristina di anni ne ha dieci (forse meno in questa foto) e salta subito all’occhio che quell’atteggiamento seduttivo non appartiene normalmente ai comportamenti delle bambine della sua età.
Kristina Pimenova

 

Io a dieci anni, quando ci volevo provare con qualcuno normalmente iniziavo a fargli dei dispetti, un po’ per attirare la sua attenzione, un po’ per negare il mio subbuglio interiore, poi scrivevo i nostri nomi sul banco racchiusi in un cuore, un po’ sperando che non li vedesse mai e un po’ sperando di sì, infine se si era dimenticato la merenda gli offrivo metà della mia e spesso speravo che la dimenticasse per potergliela offrire e poi fare merenda insieme.
Ma a pensarci bene, io continuerei a non vedermi in una foto in cui poso come Kristina, perché io non sono mai stata così. Difatti, le mie tecniche di abbordaggio sono grossomodo rimaste immutate: sono consapevole che se avessi sviluppato uno sguardo da gatta morta convincente avrei rimorchiato di più, in compenso non sarei stata così efficace nell’allontanare subito gli uomini che non danno la giusta importanza alla merenda.
David Beckham

 

Ed è proprio questo che intendo con rappresentazione standardizzata in fotografia, andare a calare una persona in un personaggio fotografico che non le appartiene ma che è riconosciuto come uno dei modi standard per rappresentare un soggetto.
Operazione che può anche riuscire, nel senso che si può tirare fuori una “buona foto” e che può anche essere divertente per chi, per una volta, si vede in modo diverso. Ma nella maggior parte dei casi non funziona. Perché va detto, per spararti le pose ad un certo livello devi essere anche decisamente figa, altrimenti si evidenzia solo quanto non ce la puoi fare. Questo vale per le signore, ma anche per i signori (la foto di Beckham è lì a monito).
Purtroppo i nostri riferimenti visivi, siano essi immagini rivolte al pubblico o libri e manuali dedicati ai fotografi professionisti, sono prevalentemente divisi in due sole classi. Se il soggetto è brutto ma va comunque fotografato magari perché è famoso, i libri sono prodighi di consigli per farlo sembrare meno sfigato, se è normale o bello vengono proposte principalmente  le stesse pose che troviamo nelle foto glamour e di moda sulle riviste, interpretate da avvenenti modelli professionisti.
In questo modo si va incontro a due problemi. Quello brutto o che comunque in foto tende a venire sfigato resterà tale, perché un po’ meno sfigato non vuol dire figo. Quello normale che viene fatto posare con gli stessi criteri delle riviste, troppo spesso non ce la può fare, in parte perché non è abbastanza bello, ma soprattutto perché quell’atteggiamento non lo sente suo.

Beth Ditto

 

Dato che la maggior parte dei fotografi professionisti e dei fotoamatori si trova principalmente a dover fotografare gente normale o brutta, ecco che il gioco si fa duro, perché il materiale a cui fare riferimento in maniera positiva esiste, ma rappresenta una piccola percentuale di tutte le immagini in circolazione. Certo, aiuta conoscere a menadito l’elenco degli errori da evitare quando si illumina e si fa posare una persona, ma non basta per ottenere un buon risultato dove la persona fotografata sia convincente, sia sé stessa e soprattutto si piaccia.
Ho usato “convincente” anziché “bella” perché non tutti siamo belli, anzi lo sono in pochi, ma tutti abbiamo qualcosa da dire e lo possiamo esprimere posando per una foto. Beth Ditto non è “bella” secondo gli standard attuali, ma in foto è sempre una bomba. Ed è quello che si deve cercare di fare per eseguire un buon ritratto, non fossilizzarsi su pose e atteggiamenti preconfezionati ma cercare di far esplodere la bomba che c’è in ciascuno di noi.
Tirando le somme, come si fa a fotografare le persone perfettamente normali in mancanza di un manuale di istruzioni?
Leggete tutti i tutorial su come far posare, tutti i manuali di tecniche di posa, sfogliate tutte le riviste di moda, insomma, badate a tutti quelli che vi propongono pose e atteggiamenti standardizzati.
Poi azionate la centrifuga del cervello e lasciate decantare.
Prendete un caffè con la persona che dovete fotografare, fatevi raccontare qualcosa, ascoltate, guardate come parla, come si muove, come ride, come si incupisce.
Spostatevi con nonchalance sul set e continuate la conversazione, a questo punto saprete cosa fare.
Se no, andrà meglio la prossima volta.
Se no, la volta ancora dopo.
E se ancora no, non siete portati per il ritratto.
Pazienza.
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