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Cose che i clienti dovrebbero sapere

Quando prendiamo in carico un cliente, partiamo da una visione globale di quali sono le sue esigenze comunicative e poi decidiamo insieme quantità e tipologie di immagini da realizzare, per ottimizzare la copertura di tutti i canali che ha deciso di sfruttare.

Fino ad una decina di anni fa il peso della comunicazione si divideva più o meno a metà tra carta stampata e web: si aveva bisogno di immagini per cartella stampa, advertorial (redazionali a pagamento), inserzioni pubblicitarie e per il sito web, che ormai era già quasi d’obbligo.
Al contrario, non tutte le attività avevano una pagina Facebook: nel 2009 il numero di italiani su Facebook erano poco più di dieci milioni, oggi sono più di ventisei milioni, di cui circa la metà si collega quotidianamente. Instagram era appena arrivato e, nonostante la sua rapida crescita, è rimasto per più tempo un luogo per privati, celebrità e influencer, meno utilizzato da marchi e aziende, tanto che solo dal 2016 permette di creare pagine aziendali.

Oggi la situazione si è praticamente ribaltata: il cliente è poco interessato alla carta stampata, investe volentieri sulla creazione di un sito web ed è angosciato da quell’apparente pozzo senza fondo che sono i social, che fagocitano foto su foto ogni settimana.

Ed è proprio per quel che riguarda le foto da mettere sui social che il cliente fa spesso le scelte più controproducenti: mi accorgo subito di un approccio sbagliato, quando sento parlare di fotografie “solo per i social”. Questo significa ignorare che, per una piccola impresa, la comunicazione sui social rappresenta dall’80% al 100% della strategia di marketing. Se si è piccolini e con un piccolo budget, per cui non si ha un’agenzia stampa, non si spende in inserzioni su riviste di un certo profilo, non si investe in una strategia SEO per la propria pagina web, i social diventano veramente il canale principale attraverso il quale l’azienda comunica con i suoi clienti. E questo deve essere una macchina da guerra, non solo un di più, come poteva essere fino a dodici anni fa.

Il problema nasce dal fatto che molte informazioni che si reperiscono sul funzionamento dei social (parlo nello specifico di Instagram e Facebook) si riferiscono ad almeno tre anni fa, in cui, soprattutto su Instragram, veniva premiato il postare forsennatamente, anche tre volte al giorno. È chiaro che con una prospettiva di postare 90 foto al mese, nemmeno pagare le foto al prezzo delle fototessere sarebbe sostenibile.

Oggi non è più così: Instagram sta dando molto spazio alle stories, Facebook differenzia i post dalle campagne pubblicitarie e molte altre cose sono cambiate, per cui è possibile una gestione ragionata di fotografie professionali e contenuti autoprodotti, in modo da avere una comunicazione efficace, non legata all’estetica “dilettantesca” a cui i social ci hanno abituato.

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