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Come se la passa la fotografia

Cari seguaci, immagino che tra voi ci saranno dei fotoamatori, quindi magari vi interessa sapere come eseguire un ritratto, in modo semplice, senza incasinarsi e soprattutto in pochi secondi.
Io l’ho dovuto imparare a mie spese durante il mio addestramento fotografico a EFTI, quando una domenica in cui ci hanno radunati su Gran Via e poi ci hanno detto di tornare per cena con almeno 10 ritratti buoni.
Voi vi potete risparmiare questo battesimo di fuoco, grazie alle seguenti istruzioni.

Materiale necessario: una copertina di pile nera, nastro da carrozziere e apparecchio fotografico (va bene anche un telefono o una scatola delle scarpe con un buco e la pellicola sul fondo).

In una bella giornata di sole, scegliete una via abbastanza ampia orientata in modo che i palazzi da un lato siano al sole e il marciapiedi opposto sia all’ombra. Osservate bene i palazzi al sole e sceglietene uno chiaro. Mettetevi sul marciapiedi all’ombra di fonte al palazzo chiaro e attaccate al muto con lo scotch il vostro fondale nero.

Sì, avete capito bene, vi mettete all’ombra e appiccicate della roba su un muro non di vostra proprietà.

Sul secondo punto probabilmente non avete dubbi, sul perché per fare una foto vi dica di mettervi all’ombra probabilmente siete un po’ perplessi. La ragione è semplice: se vi mettete al sole avrete delle ombre scure e nette proiettate sul viso delle persone, che sono difficili da gestire. All’ombra, la sorgente luminosa non è più il sole ma il palazzo di fronte, una superficie bella ampia che crea ombreggiature morbide, adatte a qualunque posa del vostro soggetto.

Ora che il vostro set è pronto dovrete placcare delle persone e convincerle a posare. Probabilmente avrete a che fare con gente scaltra, abituata a dribblare questuanti, banchetti umanitari, venditori ambulanti, che salterà in scioltezza anche voi. Magari la prima volta portatevi degli amici: potrete iniziare a fotografare loro e puntare sul condizionamento mentale delle masse, che se vedono qualcuno far qualcosa con entusiasmo si aggregano volentieri. Alla mala parata avrete fotografato i vostri amici.

Che sia un vostro amico o un placcato, una volta sul set vi chiederà cosa fare e voi dovrete dirglielo: il “fai come vuoi” o “fai qualcosa” sono banditi dal vocabolario del fotografo.
Se siete più confusi di loro sul da farsi, ricordate che “non fare niente, guarda in macchina senza sorridere” è sempre una buona opzione: è quella che ho adottato in questo esercizio, ed è quella che adotto se devo fare in fretta o nei casi disperati.

Annunciate che eseguirete tre foto identiche e contate: ad ogni foto eseguita proclamate “e una..”, “e due”,  “e tre… ecco fatto!”. Lo so che sembra una menata, ma è importante. E’ importante farne tre perché il soggetto potrebbe chiudere gli occhi, voi potreste perdere la messa a fuoco o muovere involontariamente. E’ importante annunciare quante ne farete e contarle ad alta voce affinché il vostro soggetto sia a suo agio, consapevole di cosa sta succedendo.

The end!

Per vedere cosa ho fatto io nel 2010 qui c’è il link al progetto.

I dati degli scatti (per chi ci tiene): Nikon D200, obbiettivo Nikkor 50mm f1.4 a f/3.3, 1/125 a Madrid (1/90 a Clermont Ferrand)  a ISO 200.

Sì, le ho stampate 50x75cm con un sensore da 10Mpx.
No, non le stampate 50x75cm se le fate col telefono (anche per la qualità, non solo per la risoluzione).

Se volete essere sicuri che non stia scherzando qui potete riconoscere il palazzo in Calle Alcalà 31 che si specchia negli occhiali del soggetto qui a sinistra; se girate lo street view, vedete che la copertina nera l’ho appiccicata sulla vetrina di una banca.

Andate e scattate! Se volete postare nei commenti i link con i risultati dell’esperimento, siete i benvenuti.

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