Il pittorialismo di ritorno – blog di una fotografa extradimensionale
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Come se la passa la fotografia

(Foto di copertina: selfie da webcam con effettini del menga)

“Pittorialismo” Da Wikipedia

Il pittorialismo fu un movimento della fine del XIX secolo nato per elevare il mezzo fotografico al pari della pittura o della scultura. La fotografia venne spesso paragonata con disprezzo a semplice strumento di riproduzione della realtà, a causa del procedimento meccanico e automatico richiesto per la produzione delle immagini. Lo scopo dei pittorialisti fu quello di apportare la manualità e il senso estetico necessario per rendere la fotografia un’opera comparabile a quella delle arti maggiori.
 
I fotografi che parteciparono a questo movimento utilizzarono le tecniche e i processi che più rendevano l’immagine simile ad un disegno, adoperando la stampa alla gomma bicromata o al bromolio, gli obiettivi soft-focus o la stampa combinata di più negativi su un unico positivo. Per questi motivi, il processo preferito dei primi pittorialisti fu quello della calotipia, dove la superficie irregolare del supporto cartaceo rendeva confusi i dettagli. Spesso gli stessi pittorialisti provenivano da esperienze di pittura o scultura e convertivano le regole delle arti alla pratica fotografica. Influenzati dal movimento dell’impressionismo, i pittorialisti abbandonarono lo studio in favore degli spazi aperti, per meglio catturare lo spirito e la luce della natura.
 
“Straight Photography” Da Wikipedia
 
La straight photography (“fotografia diretta”) è una tendenza del linguaggio fotografico che nasce nella prima metà del Novecento in opposizione alla corrente del pittorialismo e in generale a ogni forma di manipolazione dell’immagine estranea alle specificità linguistiche del mezzo, o a quelle che venivano riconosciute come tali. La locuzione compare per la prima volta nel 1904, sulla rivista fondata da Alfred Stieglitz, Camera Work, in un articolo del critico d’arte Sadakichi Hartmann. Ebbe il suo centro nevralgico negli Stati Uniti, in relazione alla diffusione della fotografia documentaria, alla nascita della figura del fotoreporter e alla crescente attenzione di matrice giornalistica nei confronti delle grandi questioni sociali. In questo senso si inserisce il messaggio della straight photography: qualunque cosa in grado di alterare la fotografia rende automaticamente meno puro lo scatto e, quindi, meno vero. Tecnicamente, questo significa un netto distacco dall’utilizzo di filtri o obiettivi pre-esposti e di particolari procedimenti di sviluppo e stampa.

Ok, questo post potrebbe anche finire qui, ma la polemica è il profumo della vita, quindi procediamo (cito il mai sufficientemente lodato Francesco, compagno d’ufficio, che oltre a raccogliere semi di ginko biloba ci regalò la seguente perla: la polemica non è mai sterile, genera sempre altra polemica).
Osserviamo le date: la fotografia nasce all’inizio del 1800, nella seconda metà del 1800 nascono i fotografi e già verso la fine del secolo iniziano a porsi il problema su come la fotografia si debba rapportare alla pittura, sotto il peso del pregiudizio che ne sia una sorella minore, e stabiliscono che per nobilitarla si debbano introdurre tecniche e manipolazioni non necessarie alla fotografia stessa, ma funzionali a farla assomigliare alla pittura e renderla un’arte meno sfigata.

Agli inizi del 1900 ci si accorge finalmente che la fotografia ha una sua dignità e che per trovare la sua strada non deve scimmiottare la pittura, anzi, deve crearsi un suo linguaggio e un suo scopo nel mondo, indipendenti.

Questo molto a spanne, non voglio fare un riassunto mal fatto della storia della fotografia ai suoi albori, ma questo excursus mi serve a formulare la seguente domanda: perché nel XXI secolo, dopo che siamo andati nello spazio, dopo aver inventato internet, dopo aver sconfitto terribili malattie tipo la peste e la TBC, deve esistere un’applicazione come Prisma che  si presenta nel seguente modo?


Be an artist! Turn your photos into awesome artworks
 

Che veicola due messaggi, entrambi pessimi.
Il primo è che anche se la tua foto  è ‘nammerda, non è ‘nammerda perché non ha senso e non sei buono a fare le foto, manchi di cultura fotografica e sei tecnicamente una scarpa: no, è perché non assomiglia ad un quadro. Dalla in pasto ad una app che simula la pittura e vedrai che con quel twist pure ‘nammerda piglia subito valore.
A corollario di questo primo pensiero concludiamo anche che se un pittore copia una fotografia e il risultato è figo, ovviamente l’arte è del pittore, la fotografia era solo uno spunto, anche se tutto ciò che ha di buono il quadro è praticamente ciò che aveva di buono la fotografia.
Il secondo, è che non si dà proprio il caso che tu con la tua fotografia possa già aver fatto un “artwork”, manca comunque il twist pittorico.

Quindi la conclusione è che se vuoi fare dell’arte ma non sai dipingere e nemmeno fotografare (provare con la scultura?) puoi fare una foto demmerda e poi una app la renderà arte per te. Wow!

Ovviamente presentata come segue non avrebbe venduto, ma sarebbe stata più onesta…

   Be a moron! Turn your shitty pic into cheap graphics

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