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Stai affamato, stai scemo, ma senza esagerare…

Come se la passa la fotografia
Finalmente siamo soli, noi e lei, la nostra macchina fotografica.
Siamo liberi, nessuno si ingelosisce, possiamo fare quello che ci pare ma proprio per questo siamo colti dall’horror vacui: guardiamo quelle migliaia di euro che abbiamo tra le mani e iniziamo a credere che se li avessimo investiti in champagne ci sarebbero già venute delle idee migliori.  
E’ normale, perché salvo casi rari bisogna prima avere un piano e poi estrarre la macchina dalla borsa: vagare con una fotocamera in mano in attesa dell’ispirazione è come mettere una padella sul fuoco senza aver ancora idea di cosa cucinare o arrivare dal parrucchiere e dire “non so, fai tu”.
Bernd Becher, Hilla BecherWater Towers1988

Per incominciare fatevi venire un’idea stupida, ma stupida davvero. Perché se pensate a qualcosa di intelligente e profondo, qualcosa che sembra veramente una bella idea, normalmente ci ha già pensato qualcuno prima di voi e l’ha anche fatto meglio. Credo che sia perché vengono insegnate a tutti le stesse cose intelligenti o perché quando facciamo qualcosa di intelligente almeno inconsciamente cerchiamo l’approvazione degli altri, mentre quando facciamo stupidaggini siamo molto più liberi e innovativi.

Con pensare qualcosa di stupido non intendo necessariamente deragliare nell’idiozia, anche se è sempre una valida possibilità. Penso soprattutto a qualcosa di semplice e senza troppe pretese concettuali.

Più è semplice, più è ripetibile: un’aspetto fondamentale di un progetto è l’avere un fil rouge che colleghi tutte le vostre immagini. Tuttavia, più il fil rouge è sottile, più è difficile da trovare e più si trova con difficoltà, più c’è il rischio che lo vediate solo voi.

Ari Versluis, Ellie Uyttenbroek
Exactitudes

Per incominciare e andare sul sicuro, la scelta migliore è la ripetizione, un esempio classico sono Bernd and Hilla Becher (che comunque sono alla Tate e al MoMA, se l’han fatto loro lo potete fare anche voi) con i loro scatti di archeologia industriale. La scelta di fotografare oggetti simili o praticamente identici tra loro, sempre con lo stesso stile, sempre nello stesso modo è semplice e ripaga.
Allontanandoci dai grandi classici, ho visto al MIA di quest’anno un divertentissimo lavoro di  Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek sui dress code dei vari gruppi sociali; anche in questo caso, lo stesso look che si ripete in decine di persone.

Silvia Vaulà – Book In The Face
Nella foto: Marco Peano

Se come approccio siamo meno cacciatori e più costruttori, possiamo decidere noi una situazione da riproporre in tutti gli scatti del progetto. Per esempio a me è piaciuto il progetto My Beautiful Disco di Luca Saini, un progetto partecipativo in cui le persone sonostate fotografate col proprio disco preferito. Adoro i progetti partecipativi, adoro fotografare le persone, adoro i vinili, quindi il progetto non poteva che piacermi e non potevo che rimpiangere di non averlo fatto io. Dato che l’idea era semplice ma non abbastanza stupida, qualcuno l’aveva già fatto e non mi restava che copiare.

Non volendo copiare come una capra,  ho sostituito il disco con il libro (ovviamente non sarà di nuovo venuto in mente solo a me) ma anziché farlo reggere in mano alla persona, ho proiettato sul volto un brano scelto.

     Luca Saini – My Beautiful Disco

Così ho ottenuto un’estetica completamente diversa dal lavoro di Luca Saini e probabilmente diversa da tutti gli altri che hanno deciso di proiettare delle scritte su un volto, anche solo per il semplice fatto che nel farlo c’è una piccola difficoltà tecnica che ovviamente ognuno risolve a modo suo, ottenendo un risultato unico. Perché alla fine dietro ad un’immagine ci deve essere un’idea, ma quello che distingue una fotografia da un’altra è innanzitutto ciò che vediamo quando la guardiamo: l’idea che abbiamo avuto può anche essere ottima e originalissima, ma se non riusciamo a creare un’immagine accattivante, personale e riconoscibile non avremo ottenuto una fotografia (ok, tecnicamente sì, ma anche se mi cade la macchina per terra e si pigia il bottone ho fatto una fotografia, oltre ad un calendario con tutti i santi). Palette di colori, sfondo, taglio, illuminazione, posa del soggetto; sono tra gli elementi che rendono diversi due lavori che partono da un’idea semplice e molto simile.

Rankin – Fishlove

Nel progetto Fishlove di Rankin l’idea è piuttosto stupida: personaggi famosi nudi con dei pesci addosso. Sicuramente è venuto in mente ad altri di fare dei nudi con dei pesci addosso (o con delle bistecche, o con delle verdure o con Iddio solo sa cosa), ma il progetto funziona e non è confondibile con altri per la sua coerenza estetica molto caratterizzata dal fondo perfettamente bianco, le luci decisamente alte e le ombre piccole e molto dure.

Certo, se abbiamo un’idea fantastica e facciamo una foto bellissima abbiamo vinto, ma se abbiamo un’idea bellissima e non siamo in grado di portarla avanti è molto frustrante ed il risultato deludente; per questo credo sia una priorità pensare a qualcosa di abbastanza semplice da riuscire a portarlo fino in fondo, specialmente per i primi progetti.

Ora permettetemi un messaggio pubblicitario su Book In The Face.
Si tratta di un progetto partecipativo in crowdfunding, tutte le informazioni per partecipare e contribuire le potete trovare qui.

Se volete partecipare, oltre a scrivermi un’email a silvia.vaula@plastikwombat.com per accordarci su una possibile data per lo shooting, potete aggregarvi ai prossimi eventi in programma.

Il 17 ottobre 2015 alle 19 per Labirinti Festival  ospiteremo gli autori Marco Peano e Mario Capello che presenteranno i loro libri  L’invenzione della madre (Minimum Fax) e L’appartamento (Tunué).
Vi ricordo che lo Studio Fotografico Plastikwombat si trova in Via Oddino Morgari 2D a Torino.
Per l’occasione esporremo in studio le opere del progetto Book In The Face, alle quali si sono aggiunti i ritratti dei due autori, e sarà possibile portare proprio libro preferito con cui farsi ritrarre.

Un’ altra opportunità per partecipare e scoprire anche i retroscena di un ritratto fotografico, saranno le cene Gnammo a casa di Annouka. La data di stasera è andata in overbooking, quindi ripeteremo con chi non è riuscito a partecipare.
Se siete interessati contattatela, così iniziamo ad organizzare la prossima data.

 

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