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Esiste la fotografia Trogloditica?

critica

Immagine di copertina: El Lissitzky “Клином красным бей белых!” Klinom krasnym bey belykh!

Eugène Durieu/Eugène Delacroix, 1850 circa

Sono stata di recente alla mostra su De Chirico che c’è alla GAM di Torino e ne sono uscita con un libro sui suoi carteggi e articoli, attratta dal gusto per l’invettiva che traspirava da alcune sue citazioni presenti lungo il percorso. Nei primi due articoli cerca di spiegarci cosa dovrebbe fare il pittore metafisico, soprattutto per contrapposizione a quanto finora fatto, indicandoci cosa non dovrebbe fare un suo contemporaneo.
Anche se gli articoli sono esattamente di cento anni fa, conto di trovarci degli spunti interessanti per capire dove dovremmo andare con la fotografia oggi, innanzitutto cosa rifuggire.
Leggo: “Il troglodito non sa disegnare; (…)” e immediatamente mi pare di riconoscere migliaia di trogloditi con una macchina fotografica. Ma mi coglie subito il dubbio di essere fuori strada: il troglodita disegna per rappresentare. Pure l’impressionista dipinge per rappresentare ma il primo non ha la consapevolezza di secoli di storia dell’arte alle spalle e ci sta più simpatico.

In base a questa differenza, non potrebbe esistere la fotografia del troglodita, visto che questa nasce a metà ‘800 e, dal punto di vista dell’educazione visiva, chi si trovava tra le mani un apparecchio fotografico era solo di un mezzo secolo più indietro rispetto ai contemporanei di De Chirico. Quando Delacroix con il suo amico fotografo Durieu si mettono a fare qualche esperimento fotografico quello che ne viene fuori è piuttosto prevedibile. Il mio professore di fotografia Miguel Oriola aveva testualmente aggiunto: “Dai per la prima volta ad un uomo una macchia fotografica e lui cosa fotografa? Una donna nuda!” ma possiamo anche interpretare la prevedibilità nei binari dell’estetica del periodo. Infatti un primo movimento fotografico è quello dei Pittorialisti, che anche con un certo ingegno tecnico, tentavano appunto di far assomigliare la fotografia alla pittura, della quale veniva considerata una sorella minore.

Rembrandt, Autoritratto

Queste premesse da sole basterebbero a farci concludere che, dato che anche il più becero dei fotografi a scuola almeno un po’ di storia dell’arte debba averla studiata, la fotografia trogloditica non possa avere luogo. Tuttavia mi è capitato una volta, spiegando le basi dell’illuminazione fotografica nel ritratto, di parlare di “triangolo di Rembrandt” e di rendermi conto che il mio interlocutore non riconoscesse quella particolare forma dell’ombra sul viso del soggetto, come qualcosa di già visto e familiare. Mi ha specialmente allarmato il fatto che abbia farfugliato qualcosa tipo “Sì… Rembrandt… il pittore… i triangoli” facendomi temere che avesse scambiato Rembrandt per un pittore Suprematista, ma poi mi sono tranquillizzata perché se non sa chi è Rembrandt non sa nemmeno chi siano i Suprematisti, quindi a posto così.

Si tratta quindi di un fotografo troglodita? Non credo, altrimenti forse avrebbe lo slancio e la curiosità di un Lartigue bambino, che capendo le potenzialità del nuovo mezzo inizia a far saltare tutta la famiglia, per congelare l’attimo che sfugge all’occhio umano nella rapidità del movimento. E’ quindi soltanto un troglodita? Non lo so.
A questo punto ho scomodato De Chirico, sono d’accordo con lui quando dice che non basta rappresentare e anche che “Non è facile cosa spiegare agli intellettualoidi confusionari e ai maschietti di Roma o d’altrove, di cui l’apparato cerebrale non è più complicato di quello di un mollusco acefalo, il retroscena di quest’arte metafisica che supera in potenza spirituale ed in voluta costruzione pittorica quanto fu fin’ora tentato nelle arti umane. (…)”

Jacques-Henri Lartigue, 1905
Ammetto che sono a pagina 40 e non l’ho ancora capito bene nemmeno io, ma confido che me lo spiegherà meglio in seguito e vi terrò aggiornati qui man mano che la mia lettura procede.
Tentiamo per il momento una conclusione: salvo casi estremi nessuno è un troglodita della fotografia, abbiamo già digerito troppe immagini nella nostra vita per non esserne influenzati. Ma se come il troglodita ci limitiamo a rappresentare la realtà siamo spregevoli come i “maschietti di Roma” (non so a chi si riferisca, lo ammetto). Quindi, anche se è pregiudizio comune che la macchina fotografica riproduca la realtà, è proprio da questa idea e dalla riproduzione della realtà che dobbiamo emanciparci.
Questo io lo sapevo già, ma fatelo anche voi altrimenti De Chirico si incazza.

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