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Grazie! (post ad alto tasso di sentimentalismo)

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Siamo tornati questa mattina dalla conferenza stampa a Palazzo Chiablese in cui è stato presentato il volume Studi d’Artista, a cura di Stefania Dassi e Carla Testore.
Paolo ha deciso di stare fuori a pranzo per festeggiare, io ho mangiato non col solito appetito, perché sono un po’ stanca, un po’ stressata è ho un po’ di sassolini nelle scarpe che prima o poi vorrei anche togliere, tanto che mi sono meritata la domanda: “ma scusa, non sei contenta nemmeno oggi?”.
A questo punto ho preso la domanda molto seriamente, chiedendomi se tutto sommato dovessi essere contenta e se non lo ero cosa me lo impediva. In fondo abbiamo appena chiuso un paio di lavori importanti, ci sono buone prospettive, tra quindici giorni saremo a The Others, siamo appena usciti su Studi d’Artista, non è un buon traguardo?
Certo che lo è, ma l’aver fatto molta strada si porta necessariamente dietro la fatica di averla percorsa e la certezza che ancora ce n’è tanta da fare e non sarà mai in discesa.
Ma quando c’è da camminare la cosa migliore è ricordarsi è che non hai mai camminato da solo: allora mi sono immersa nei miei hard disk (che per la cronaca si chiamano Jéroboam, Réhoboam e Mathusalem e non HD1, HD2 e HD3 perché anche loro camminano con me, dritti o storti ma camminano) cercando tutte le persone che avevo fotografato, dal 2009 quando diedi il grande annuncio che avrei lasciato la ricerca scientifica per dedicarmi alla fotografia, al 2010 quando frequentai la scuola di fotografia a Madrid, al 2011 quando ritornai a Torino e dopo dieci anni che ero via non avevo nemmeno qualcuno con cui andare a prendere una birra, al 2012 in cui aprimmo lo Studio Fotografico Plastikwombat, al 2015 in cui festeggiamo tre anni di apertura e stasera quando chiuderemo sapremo che andando in Petra (oh, per chi non è di San Salvario è la birreria sotto casa…) avremo degli amici ad aspettarci.
Ho appena riletto e quel “chi non è di San Salvario” mi fa capire che ora mi sento di San Salvario.
E’ vero: grazie San Salvario. In questo momento di commozione vi lascio con una canzone di Joaquín Sabina “Pongamos que hablo de Madrid” nella versione che finisce con “aquí he vivido, aquí quiero quedarme”, per rendere l’idea di quanto non fossi proprio contenta di tornare a Torino.
Dicevo, ho cercato negli hard disk con l’idea di fare un collage di ritratti per ringraziarvi tutti, ma mi sono resa conto che siete una quantità incredibile. Non credevo di aver ritratto così tante persone in sei anni, davvero. Ritratti su incarico, ritratti per progetti artistici, ritratti perché mi andava di ritrarvi.
Quindi niente, ho fatto un collage, ma davvero, mancate in troppi e non mi va di pubblicarlo.
Tanto chi siete lo sapete, perché ci siamo guardati attraverso un obiettivo.
Per non lasciare un post senza foto, soprattutto dato che doveva essere a corredo di una foto, ne metto una. Questa, perché prima di Madrid e San Salvario c’è stata Amburgo. E’ un augurio, per me e per voi. 
    
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