Ma perché vi chiamate Plastikwombat?

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Probabilmente è giunto il momento di rispondere a questa domanda, in fondo sono cinque anni che abbiamo aperto lo Studio Fotografico Plastikwombat e a breve cambieremo pure sede (informazione di servizio: da Via Morgari 2/D ci sposteremo in via Petrarca 12, sempre a San Salvario).
Da grandi strateghi quali siamo abbiamo prima analizzato la concorrenza, identificando sostanzialmente tre grandi categorie: chi utilizzava il proprio nome, chi dava allo studio un nome che evocasse l’arte, il colore o la fotografia, chi sceglieva un nome completamente a caso.
Utilizzare i nostri nomi era, almeno all’inizio, fuori discussione. Abbiamo entrambi lavorato per dieci anni nella ricerca scientifica, per cui cercando i nostri nomi su Google si veniva interamente sommersi da articoli di Fisica teorica, elenco di partecipanti a conferenze, elenchi di affiliazioni a istituti, università e progetti, per cui la lotta con gli algoritmi dei motori di ricerca sarebbe stata donchisciottesca. Poi “Vaulà” non l’ha mai capito nessuno e l’hanno sempre scritto nei modi più improbabili, da Baula a Voilà, a Valuà; in una pizzeria mi hanno prenotato un tavolo a nome Maulf, ma lì credo entrino in gioco anche disfunzioni di altro tipo.
I nomi che potevano ricordare la fotografia erano già tutti utilizzati dai concorrenti, spesso con variazioni minime tra l’uno e l’altro, tanto che io me li confondo tuttora; esistevano sì altre parole che evocavano la fotografia, ma le avremmo capite in dieci, quindi commercialmente fallimentari.
Quindi si è optato per il nome a caso; ricordo ancora che l’ho deciso quando vivevo a Madrid e al supermercato sotto casa ti potevi comprare a 0,99 Euro la “litrona”, ovvero un litro di birra Mahou Clásica, che credo abbia avuto una certa influenza sulla scelta.
un esemplare di wombat nel suo habitat
Ho deciso quindi di scegliere per una bestia strana in modo da ricavarci un logo simpatico, a cui associare un aggettivo che poco avesse a che fare con la bestia in questione, in modo che cercando su Google, specialmente se associato a “fotografo”, non venissero fuori molte cose oltre a noi.  Quindi dopo aver scelto il wombat gli ho associato “plastic” che poi ho scritto con la k perché avevo trovato un gruppo heavy metal finlandese che si chiamavano i “plastic wombat” (ora probabilmente si sono sciolti, non ne trovo più traccia). E’ vero che non è facile ricordare come si scriva Plastikwombat, ma tanto neanche Vaulà, quindi pace.
Ora, a tutti quelli che pensano che siamo scemi ad aver fatto un ragionamento del genere, faccio presente che per quanto uno sia scemo, ne trova sempre uno altrettanto scemo (e questo era ovvio) ma talvolta sorprendentemente ne trovi uno che riesce ad essere scemo esattamente allo stesso modo, e lì ci rimani male perché in fondo pensi che sarai pure scemo ma in fondo sei unico. Invece no.
Un giorno che eravamo a Parigi, entriamo a vedere una mostra al Jeu de Paume e troviamo in vendita dei libri e dei cofanetti di fotografia della casa editrice Wombat, specializzata in fotografia che a quanto ci risulta è stata fondata poco dopo la nostra formidabile scelta del nome.
Ma perché tra tutte le bestie strane proprio il wombat?
Semplice: è l’animale che meglio si adatta al nostro tempo e alle odierne dinamiche dell’economia e del lavoro. L’arma di difesa del wombat è il culo corazzato (se non ci credete andate su Wikipedia).

Non l’occhio del falco, il coraggio del leone, la furbizia della volpe: il culo del wombat.
Per ora a noi ha portato bene; che questa bestiola sia una guida e un buon auspicio anche per voi.

 

trovo anche una certa assonanza fra Maulf e Mahou. e comunque Plastikwombat é bellissimo. anche se fino ad oggi l'ho sempre pronunciato "plasticcombat" (che é molto metal). quindi il chiarimanto era doveroso, cara la mia Volée.

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