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Ph(otography) & Ph(igography)

attualità in fotografia
(In copertina Giuda e Aldo, da Venerdì 12 di Leo Ortolani)

 

Uno dei primi consigli che ti danno quando inizi a fotografare è di fotografare quello che ti interessa e che ti piace. Per molti questa cosa risponde al nome di figa.
Per questo motivo, col passare del tempo, questi ultimi si affermano orgogliosamente come photographers di phiga.
In questo post cercheremo di analizzare dove sbaglia il /la photographer di phiga, che in fondo è dove alla fine rischiamo di inciampare tutti (dico in senso astratto, non mi riferisco necessariamente ai pantaloni abbassati alle caviglie).

Innanzitutto introduciamo il concetto di phiga in maniera più astratta, come quella cosa a cui pensi sempre, che ti piace guardare, averci a che fare e che piace anche a molti altri. Potrebbe essere un gattino, il tramonto, il cibo, un barbuto tatuato. Quindi, secondo il consiglio che tutti ti danno, è proprio la phiga che dovresti fotografare. Sono d’accordo, è un ottimo consiglio.

Ora però arriva il rovescio della medaglia, la fase di critica e autocritica: se il tuo obiettivo è replicare all’infinito l’immagine della phiga, diffondere l’immagine della phiga nel mondo attraverso tutti i canali a tua disposizione e guadagnare consensi, va bene così. Se invece vuoi superare la fase di photographer di phiga e utilizzare la fotografia come linguaggio, devi riuscire a capire se la tua foto funziona, in quanto fotografia e non come riproduzione della phiga.
Cerco di spiegarmi meglio: se a te piace la phiga, è molto probabile che se ti viene mostrata una photo di phiga questa incontri il tuo gradimento, ma questo perché ti piace la phiga, non perché ti piace la photo. La stessa photo postata su un social network, riceverà sicuramente apprezzamenti da parte degli altri appassionati di phiga, proporzionalmente al numero di appassionati e non alla qualità della photo.
Per questo è molto difficile separare le due cose, a meno che la tua phiga non sia qualcosa tipo i mozziconi di sigaretta o le dita dei piedi degli anziani: in quel caso puoi stare quasi certo che, ad eccezione di piccole nicchie di appassionati, ciò che viene veramente apprezzato è la foto.
Il metodo migliore per districarsi è confrontare la tua photo di phiga con le photo di phiga di altri photographers: la tua è riconoscibile dalle altre? I tuoi amici e fan la riconoscerebbero come tua? C’è in quell’immagine la tua visione della phiga (da vicino)? Se la risposta è sì allora sei un fotografo che ha fotografato la sua phiga, altrimenti sei un phigographer.
Nessuno è senza peccato, c’è un phigographer in tutti noi perché in fondo è la via più facile, l’importante è esserne consapevoli e tenerlo a bada. Tutti abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri, ormai anche di quella che si manifesta sui social network, ed è normale essere tentati dalle scorciatoie.

Se essere ricoperti di cuoricini vi rende felici, la phigography è sicuramente la via.

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